La “mappatura” poetica di Adrienne Rich

La "mappatura" poetica di Adrienne Rich

Adrienne Rich è nata a Baltimora nel 1929 ed è deceduta nel 2012: un’insegnante, una saggista e una poetessa statunitense notevole che ho avuto il privilegio di scoprire solo qualche anno fa.

Casualmente ho letto in rete dei versi che mi hanno molto suggestionata; mi ero imbattuta in una poesia toccante, diretta, profonda: “Da un atlante del mondo difficile” – tratta da “Cartografie del silenzio”  – raccolta importante della sua opera poetica.
Oggi desidero condividere qui questa mia esperienza e spero di confrontarmi con tante vostre opinioni in merito.
Suppongo sia importante dire una cosa della Rich donna, prima ancora di leggerla. Dopo essersi sposata, ha preso quasi subito distanza dal marito, nonostante tre figli, fino a diventare attivista dei maggiori movimenti di liberazione femminista.
Il saggio “Nato di donna” è il suo primo libro, tutto incentrato sul tema della maternità.
Il suo prodotto poetico non è da considerarsi “di nicchia” perchè rappresenta un’analisi diretta e quanto mai schietta sulle troppe esistenze private di diritti e di voce: l’autrice s’interroga riguardo tematiche quali amore, morte, rabbia, vessazioni.
La Rich, quasi sconosciuta in Italia, ha pubblicato oltre quindici volumi solo di poesie nell’arco di un cinquantennio.
Il suo lavoro è stato ampiamente apprezzato e premiato da un consenso forte e da una grandissima stima, tanto da ricevere i riconoscimenti più importanti d’America.

C’è un aneddoto buffo sul mio primo impatto coi versi oggi presentati a voi, affezionati lettori che mi seguite sul blog di Libreriamo: non nascondo che, leggendo rapidamente “Da un atlante del mondo difficile” (autografato A. Rich), ero certa di leggere una poesia scritta da un uomo. Salvo poi l’essermi documentata nell’immediato, scoprendo anche “Cartografie del silenzio” e – soprattutto – che “A.” stava per Adrienne. Quella poesia, di fatto, mi aveva colpita e affondata: l’ho copiata subito inserendola in una selezione personale fra autori che, a mio gusto, avrebbero dovuto essere divulgati maggiormente.

L’appuntamento di oggi, così come gli altri fra me e voi, mantiene la sua costante: diffondere poesia di qualità alta ma che, per ragioni di traduzione o di più semplice abitudine, è assai poco pubblicata e – dunque – meno conosciuta nel panorama nazionale odierno.

Da un atlante del mondo difficile

So che stai leggendo tardi questa
poesia, prima di lasciare l’ufficio
con l’abbagliante lampada gialla e la finestra nel buio
nell’apatia di un fabbricato sbiadito nella quiete
dopo l’ora di traffico.

So che stai leggendo questa poesia
in piedi nella libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio di primavera, fiocchi sparsi di neve
spinti attraverso enormi spazi di pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza dove tanto è accaduto che non puoi sopportare
dove i vestiti giacciono sul letto in cumuli stagnanti
e la valigia aperta parla di fughe
ma non puoi ancora partire.

So che stai leggendo questa poesia
mentre il treno della metropolitana perde velocità e prima di salire
le scale
verso un nuovo tipo d’amore
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
del televisore dove immagini mute saltano e scivolano
mentre attendi le notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’attesa
di occhi che s’incontrano sì e no, d’identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto la luce al neon
nel tedio e nella stanchezza dei giovani fuori gioco,
che si mettono fuori gioco quando sono ancora troppo giovani.

So che stai leggendo questa poesia con una vista non più buona, le spesse lenti
ingigantiscono queste lettere oltre ogni significato però
continui a leggere perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia mentre vai e vieni accanto alla stufa
scaldando il latte, sulla spalla un bambino che piange, un libro
nella mano
poiché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia non scritta nella tua lingua
indovinando alcune parole mentre altre continui a leggerle
e voglio sapere quali sono queste parole.
So che stai leggendo questa poesia mentre ascolti qualcosa,
diviso fra rabbia e speranza
ricominciando a fare di nuovo il lavoro che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non rimane
nient’altro da leggere
là dove sei atterrato, completamente nudo.

Adrienne Rich

da “Cartografie del silenzio”

[…]

Il silenzio si fa nudo:

[…]
Se ci fosse poesia dove questo può accadere
non come spazio vuoto oppure parole
stirate come pelle sopra i significati di una notte nella quale due persone
si sono parlate fino all’alba.

Adrienne Rich

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Paola Cingolani

Mi chiamo Paola Cingolani, classe ’68, e scarabocchio – anche in versi – appena posso. Leggo molto, soprattutto di poesia. Vivo e sono nata in una cittadina rivierasca dell’Adriatico centrale. Ho studiato per fare l’insegnante ma ho lavorato nel commerciale. In rete sono blogger da anni, qui mi occupo di poesia: spero di trasmettere un po’ di buono.

“Perché amo la poesia? Perché – secondo me – la poesia è la sola forma di linguaggio realmente contaminata dai sentimenti umani. A poterla definire direi che, a differenza d’ogni altro scritto, è con la poesia che le parole tentano di raccontare massimamente la vastità d’ogni animo: sia narrandone la gioia che il dolore.

Parlare poeticamente di dolore è come attribuirgli un senso, una maggiore dignità. Descrivere le sofferenze dalle quali è costellato il nostro cielo con i versi, in un certo qual modo, ci aiuta a sublimarle.

Parlare dei rari momenti di gioia che viviamo, con una silloge poetica, è come dare a questi stessi un respiro assai più ampio, è renderli immortali nella nostra memoria.

Questo è impossibile con tutto il resto: col giornalismo, con la storia… con tutte le altre forme di narrazione siamo eticamente e moralmente tenuti a scrivere qualcosa che non ci appartiene completamente, qualcosa che è stato vissuto da altri.

Poetare è un po’ come “infinitarsi” e donare al mondo la parte migliore di sé.

Per queste ragioni, soprattutto, credo nella poesia quale potentissima espressione artistica e – insieme – letteraria dell’anima.

Ciò non basta per dare la definizione dell’universo mondo poetico ma è utile a rendere l’idea di come lo vivo io, in prima persona.”

Paola

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