Kiki Dimula e la sua poesia

Kiki Dimula e la sua poesia

Per cominciare il nostro percorso poetico insieme, ho scelto una poetessa contemporanea: la greca Vasiliki “Kiki” Dimula.

Kiki Dimula è il primo poeta – donna vivente il cui nome viene inserito per meriti nella prestigiosa pubblicazione francese ‘Gallimard’s poetry series’.

Con diverse lodi e varie onorificenze, la Dimula ha vinto moltissimi riconoscimenti nazionali ed internazionali, culminando nel “Premio Europeo per la Letteratura” nell’anno 2009.

La sua opera è – al momento – tradotta in almeno sette lingue.

Suppongo sia poco nota in Italia per via delle recenti traduzioni ma, indubbiamente, ha composto poesie davvero affascinanti.

È uno dei miei amori poetici fra i più nuovi, una scoperta di pochi anni fa, un’emozione che ho deciso volentieri di condividere insieme a voi: dalla prima poesia che ho letto mi sono sentita toccare nell’anima, fino dentro alle sue pieghe più intime.

Tratta dalla sua raccolta “L’adolescenza dell’oblio”, ho selezionato con una certa difficoltà questa poesia intitolata “Estate”; la condivido, sperando sia gradita al pubblico di questo rinomato blog tanto quanto l’amo io.

 

Estate

Quest’estate

è entrata come un disegno di bambino

che porta per la prima volta sulla scena

paesaggi e stagioni

e non sa

quale posizione, quale distanza,

soprattutto quale enfasi dare

a colori ed elementi.

E per ignoranza immaginifica

ha messo tutto in primo piano,

con epico disordine,

con improvvisa abbondanza, come se

un paesaggio vagante fosse venuto ridendo

a svuotarsi disordinatamente

in altro paesaggio:

 

Lune sonnambule sull’orlo dei sogni,

lentischi malati del loro odore,

piante di granoturco alte e tese

come ignare o eroiche,

olivi in preghiera

per tutta la lunghezza e la paura dello sguardo

– Dio mio, allontanalo anche da noi –

bianche chiese volanti di campagna

con dietro pigri crepuscoli

come preti esausti di suonare vespri,

mare adulatore

intorno all’ostinata asimmetria delle montagne

e meriggi eretti

che stanno sull’attenti davanti al sole.

E sopra

nuvole di caldo innamorato.

 

Quest’estate

non l’aspettava nessuno;

è venuta come qualcuno dato per morto.

E ha portato di nuovo imbarazzo,

una tensione dimenticata

e un’insonnia

per cose date anch’esse

per morte.

(Faceva tanto caldo dentro gli occhi,

c’erano caffetterie fumose,

tutta la notte canzoni ardenti,

mani ubriache che danzavano

e dicevano sciocchezze ad altre mani.

In alto

notti poetesse scrivevano.)

 

Quest’estate

come un disegno di bambino,

completato da qualcuno

con cose date per morte

come poesia poggiata su altra poesia.

 

Ora

quest’estate

è sangue secco sui nostri giorni.

La trovammo morta

in un monologo a proiettile.

 

Kiki Dimula, da “L’adolescenza dell’oblio”

 

Paola Cingolani

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Paola Cingolani

Mi chiamo Paola Cingolani, classe ’68, e scarabocchio – anche in versi – appena posso. Leggo molto, soprattutto di poesia. Vivo e sono nata in una cittadina rivierasca dell’Adriatico centrale. Ho studiato per fare l’insegnante ma ho lavorato nel commerciale. In rete sono blogger da anni, qui mi occupo di poesia: spero di trasmettere un po’ di buono.

“Perché amo la poesia? Perché – secondo me – la poesia è la sola forma di linguaggio realmente contaminata dai sentimenti umani. A poterla definire direi che, a differenza d’ogni altro scritto, è con la poesia che le parole tentano di raccontare massimamente la vastità d’ogni animo: sia narrandone la gioia che il dolore.

Parlare poeticamente di dolore è come attribuirgli un senso, una maggiore dignità. Descrivere le sofferenze dalle quali è costellato il nostro cielo con i versi, in un certo qual modo, ci aiuta a sublimarle.

Parlare dei rari momenti di gioia che viviamo, con una silloge poetica, è come dare a questi stessi un respiro assai più ampio, è renderli immortali nella nostra memoria.

Questo è impossibile con tutto il resto: col giornalismo, con la storia… con tutte le altre forme di narrazione siamo eticamente e moralmente tenuti a scrivere qualcosa che non ci appartiene completamente, qualcosa che è stato vissuto da altri.

Poetare è un po’ come “infinitarsi” e donare al mondo la parte migliore di sé.

Per queste ragioni, soprattutto, credo nella poesia quale potentissima espressione artistica e – insieme – letteraria dell’anima.

Ciò non basta per dare la definizione dell’universo mondo poetico ma è utile a rendere l’idea di come lo vivo io, in prima persona.”

Paola

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